Il vento si trova dovunque, ma non ha né forma né voce.
Per riconoscerlo, dobbiamo sentirlo sulla pelle.
Oppure, dobbiamo ascoltarlo tra i fili d'erba e gli alberi,
o magari osservarlo attraverso le nuvole che passano veloci nel cielo,
sospinte dalla brezza.
Non siamo neanche in grado, ad esempio, di ascoltare o vedere l'autunno,
né di afferrarlo con le mani.
Ma possiamo scorgere la sua presenza quando le foglie trascolorano,
mutandosi in rosse e gialle, e le spighe di riso diventano dorate.
Lo possiamo sentire attraverso il verso notturno degli insetti
e l' acquazzone autunnale che batte sulla finestra, sul tetto.
Lo possiamo palpare e gustare quando prendiamo in mano delle mele
o dei loti maturi.
L'ago di pino non ha bisogno di me, perché c' é il vento che lo fa fischiare.
E quando mugghia o sibila il vento, è l'universo che lo fa riecheggiare.
Forte o tenue che sia é sempre la voce dell' universo.
Anche il silenzio ha il suo timbro, anche se non si sente;
e la montagna ha la sua voce.
